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PRESENTAZIONE
Nell'ambito della canzone d'autore italiana - un genere
musicale ormai prossimo al mezzo secolo di vita, se si considera Modugno
come "prototipo" dei moderni cantautori - Francesco Guccini occupa sicuramente
un posto di assoluto rilievo: definito da alcuni critici (su tutti e per
primo Umberto Eco) come il più colto dei nostri artisti musicali, l'autore
emiliano ha attraversato 40 anni della nostra storia, lasciando in ogni
stagione un segno indelebile.
Fin dai primi anni Sessanta, infatti, è artefice di brani per i più celebrati
complessi del beat italiano - Nomadi ed Equipe 84 in particolare - e consegna
alla storia di questo rivoluzionario movimento musicale alcuni dei testi
più intelligenti dell'epoca: Auschwitz, Noi non ci saremo, Dio è morto
propongono infatti al pubblico d'allora un modo non banale di trattare
temi di scottante attualità, divulgando al tempo stesso - tra i primi
in Italia - le modalità musicali di Bob Dylan e dei folk singer americani.
Negli anni Settanta si fa conoscere in veste di cantautore, grazie soprattutto
al disco Radici, che resta una delle opere più interessanti della canzone
italiana, proseguendo poi con lavori che, accanto ad una sempre più matura
veste musicale, si distinguono per un'intensa ispirazione dei testi. Negli
anni Ottanta e Novanta si segnala per un'ulteriore articolazione delle
musiche - attinte, per esempio, dalla tradizione argentina e sempre più
curate negli arrangiamenti - e per due album dal vivo, Tra la via Emilia
e il West e …quasi come Dumas..., che costituiscono una rilettura della
parte migliore del suo repertorio. Di ottima levatura è anche la parallela
attività di scrittore, da solo o in coppia col giallista Loriano Machiavelli,
seguita da un lusinghiero riscontro di critica e pubblico.
Le tematiche dei suoi brani sono improntate al rifiuto delle verità preconfezionate
e dogmatiche, all'indignazione contro ogni forma di sopruso verso l'uomo,
alla valorizzazione della memoria e delle radici storiche, al recupero
di valori in opposizione al degrado ideale dei nostri tempi. Come afferma
lo stesso Guccini: "C'è sempre stata pudica, sottile, nelle mie canzoni,
una domanda sull'infinito, sul senso ultimo delle cose…da uomo che non
crede nell'esistenza dell'anima ma forse coglie un fondo di infinitezza,
di immortalità nel nostro destino, mi fermo alla domanda, all'interrogativo.
L'importante però…è che questa domanda non cessi mai, perché è uno dei
sintomi più preziosi della nostra vitalità come uomini".
Raro esempio di coerenza artistica, Guccini è sempre vissuto ai margini
dello star-system nazionale: basti come esempio il suo modo di condurre
i concerti, più simile ad un incontro col pubblico che non all'esibizione
della rockstar; non è quindi un caso se oggi, nei palasport in cui si
tengono i suoi concerti, si ritrovano tre generazioni di ascoltatori.
Guccini è - come altri illustri colleghi del calibro di De André e Gaber
- un intellettuale capace di leggere il proprio tempo anticipandone gli
sviluppi e le problematiche, ben rappresentando l'enorme valore popolare
e l'eccezionale funzione simbolica che, nel nostro Paese, contraddistingue
la canzone d'autore.
LA MOSTRA
L'Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Carpi è lieto di
annunciare l'allestimento della mostra "Francesco Guccini. Stagioni di
vita quotidiana" presso Palazzo Brusati Bonasi, in via Duomo 1, dedicata
all'opera letteraria e musicale del famoso artista emiliano.
Ideale seguito della fortunata esposizione dedicata al Beat italiano,
visitata lo scorso anno da oltre 10.000 persone, la mostra aprirà in concomitanza
col FestivalFilosofia sulla vita (in programma i giorni 19, 20 e 21 settembre
prossimi) e resterà poi aperta fino al 19 ottobre. In esposizione l'intera
opera discografica e libraria, i fumetti che Guccini ha realizzato in
collaborazione con disegnatori del calibro di Magnus, Bonvi, Cavezzali
e Scozzari e la ormai nutritissima saggistica sul lavoro artistico del
cantautore.
La mostra, che intende celebrare i 40 anni di carriera di uno dei più
importanti cantautori italiani, si snoda attraverso un itinerario che
si articola grazie al contributo di Roberto Serra e Raffaella Cavalieri,
i due fotografi che seguono Guccini dal 1978. Oltre 50 immagini in mostra,
a cui fan seguito altre sul catalogo, testimoniano le fasi artistiche
di Guccini, dagli esordi all'esperienza nelle osterie bolognesi, dalle
partecipazioni alle rassegne del Club Tenco ai concerti nei palasport,
documentando anche il rapporto coi musicisti che l'hanno sempre accompagnato,
coi colleghi cantautori (De André, Dalla, Conte, Augusto Daolio), con
gli amici (come i disegnatori Bonvi e Magnus) e altri collaboratori (tra
cui lo scrittore Loriano Macchiavelli). La maggior parte del repertorio
fotografico è inedito.
Altro aspetto interessante dell'esposizione sono una serie di oggetti
di notevole valore storico - artistico, a testimonianza della ricchezza
e molteplicità delle fonti culturali gucciniane: in mostra verranno ospitati,
ad esempio, le opere dello xilografo trentino Remo Wolf dedicati a Francois
Villon, citato da Guccini nel suo ultimo LP; una riproduzione in scala
naturale della "Charta del navicare" o "Carta del Cantino" - il cui originale
si trova presso la biblioteca Estense di Modena - da cui Guccini trasse
l'idea della copertina del disco "Amerigo"; un bestiario del 1640, con
chiaro riferimento alla canzone "Asia"; la scultura in legno del "Don
Chisciotte" dell'artista gardenese Adolf Vallazza; una suggestiva interpretazione
grafica de "Il vecchio e il bambino" ad opera del disegnatore romano Fabio
Magnasciutti.
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