Festiva Filosofia




FRANCESCO GUCCINI
STAGIONI DI VITA QUOTIDIANA

manifesto della Mostra


foto di Roberto Serra e/ Raffaella Cavalieri

PRESENTAZIONE
Nell'ambito della canzone d'autore italiana - un genere musicale ormai prossimo al mezzo secolo di vita, se si considera Modugno come "prototipo" dei moderni cantautori - Francesco Guccini occupa sicuramente un posto di assoluto rilievo: definito da alcuni critici (su tutti e per primo Umberto Eco) come il più colto dei nostri artisti musicali, l'autore emiliano ha attraversato 40 anni della nostra storia, lasciando in ogni stagione un segno indelebile.
Fin dai primi anni Sessanta, infatti, è artefice di brani per i più celebrati complessi del beat italiano - Nomadi ed Equipe 84 in particolare - e consegna alla storia di questo rivoluzionario movimento musicale alcuni dei testi più intelligenti dell'epoca: Auschwitz, Noi non ci saremo, Dio è morto propongono infatti al pubblico d'allora un modo non banale di trattare temi di scottante attualità, divulgando al tempo stesso - tra i primi in Italia - le modalità musicali di Bob Dylan e dei folk singer americani.
Negli anni Settanta si fa conoscere in veste di cantautore, grazie soprattutto al disco Radici, che resta una delle opere più interessanti della canzone italiana, proseguendo poi con lavori che, accanto ad una sempre più matura veste musicale, si distinguono per un'intensa ispirazione dei testi. Negli anni Ottanta e Novanta si segnala per un'ulteriore articolazione delle musiche - attinte, per esempio, dalla tradizione argentina e sempre più curate negli arrangiamenti - e per due album dal vivo, Tra la via Emilia e il West e …quasi come Dumas..., che costituiscono una rilettura della parte migliore del suo repertorio. Di ottima levatura è anche la parallela attività di scrittore, da solo o in coppia col giallista Loriano Machiavelli, seguita da un lusinghiero riscontro di critica e pubblico.
Le tematiche dei suoi brani sono improntate al rifiuto delle verità preconfezionate e dogmatiche, all'indignazione contro ogni forma di sopruso verso l'uomo, alla valorizzazione della memoria e delle radici storiche, al recupero di valori in opposizione al degrado ideale dei nostri tempi. Come afferma lo stesso Guccini: "C'è sempre stata pudica, sottile, nelle mie canzoni, una domanda sull'infinito, sul senso ultimo delle cose…da uomo che non crede nell'esistenza dell'anima ma forse coglie un fondo di infinitezza, di immortalità nel nostro destino, mi fermo alla domanda, all'interrogativo. L'importante però…è che questa domanda non cessi mai, perché è uno dei sintomi più preziosi della nostra vitalità come uomini".
Raro esempio di coerenza artistica, Guccini è sempre vissuto ai margini dello star-system nazionale: basti come esempio il suo modo di condurre i concerti, più simile ad un incontro col pubblico che non all'esibizione della rockstar; non è quindi un caso se oggi, nei palasport in cui si tengono i suoi concerti, si ritrovano tre generazioni di ascoltatori.
Guccini è - come altri illustri colleghi del calibro di De André e Gaber - un intellettuale capace di leggere il proprio tempo anticipandone gli sviluppi e le problematiche, ben rappresentando l'enorme valore popolare e l'eccezionale funzione simbolica che, nel nostro Paese, contraddistingue la canzone d'autore.

LA MOSTRA
L'Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Carpi è lieto di annunciare l'allestimento della mostra "Francesco Guccini. Stagioni di vita quotidiana" presso Palazzo Brusati Bonasi, in via Duomo 1, dedicata all'opera letteraria e musicale del famoso artista emiliano.
Ideale seguito della fortunata esposizione dedicata al Beat italiano, visitata lo scorso anno da oltre 10.000 persone, la mostra aprirà in concomitanza col FestivalFilosofia sulla vita (in programma i giorni 19, 20 e 21 settembre prossimi) e resterà poi aperta fino al 19 ottobre. In esposizione l'intera opera discografica e libraria, i fumetti che Guccini ha realizzato in collaborazione con disegnatori del calibro di Magnus, Bonvi, Cavezzali e Scozzari e la ormai nutritissima saggistica sul lavoro artistico del cantautore.
La mostra, che intende celebrare i 40 anni di carriera di uno dei più importanti cantautori italiani, si snoda attraverso un itinerario che si articola grazie al contributo di Roberto Serra e Raffaella Cavalieri, i due fotografi che seguono Guccini dal 1978. Oltre 50 immagini in mostra, a cui fan seguito altre sul catalogo, testimoniano le fasi artistiche di Guccini, dagli esordi all'esperienza nelle osterie bolognesi, dalle partecipazioni alle rassegne del Club Tenco ai concerti nei palasport, documentando anche il rapporto coi musicisti che l'hanno sempre accompagnato, coi colleghi cantautori (De André, Dalla, Conte, Augusto Daolio), con gli amici (come i disegnatori Bonvi e Magnus) e altri collaboratori (tra cui lo scrittore Loriano Macchiavelli). La maggior parte del repertorio fotografico è inedito.
Altro aspetto interessante dell'esposizione sono una serie di oggetti di notevole valore storico - artistico, a testimonianza della ricchezza e molteplicità delle fonti culturali gucciniane: in mostra verranno ospitati, ad esempio, le opere dello xilografo trentino Remo Wolf dedicati a Francois Villon, citato da Guccini nel suo ultimo LP; una riproduzione in scala naturale della "Charta del navicare" o "Carta del Cantino" - il cui originale si trova presso la biblioteca Estense di Modena - da cui Guccini trasse l'idea della copertina del disco "Amerigo"; un bestiario del 1640, con chiaro riferimento alla canzone "Asia"; la scultura in legno del "Don Chisciotte" dell'artista gardenese Adolf Vallazza; una suggestiva interpretazione grafica de "Il vecchio e il bambino" ad opera del disegnatore romano Fabio Magnasciutti.


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foto di Roberto Serra e/ Raffaella Cavalieri
foto di Roberto Serra e/ Raffaella Cavalieri
bozza autografa per il testo 'Quello che non...';
Bozza autografa per il testo
"Quello che non..."
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